Sulla sentenza Thyssen Krupp

Lo scorso 15 aprile la Corte d’Assise di Torino ha emesso la sentenza al termine del processo per la strage dei sette operai della Thyssen Krupp Giuseppe De Masi, Angelo Laurino, Roberto Scola, Rosario Rudinò, Rocco Marzo, Bruno Santino, Rocco Schiavone.

I giornali hanno dato grande risalto alle pesanti condanne inflitte all’Amministratore Delegato Harald Espenhahn (16 anni) e a 4 dirigenti (13 anni e 6 mesi), riconosciuti colpevoli di omicidio volontario con dolo eventuale.

Molto puntuale anche la sanzione pecuniaria di 1 milione di €, oltre alla confisca di 800.000 € per il mancato investimento del sistema automatico di spegnimento degli incendi che avrebbe salvato sette vite umane. Elevate le cifre dei risarcimenti: dopo i 13 milioni già versati ai familiari delle vittime (gesto dettato non da motivi umanitari, ma dall’obiettivo di ottenere l’attenuante), la Thyssen dovrà rimborsare quasi 10 milioni alle parti civili per il danno subito e per le spese legali sostenute.

Tra i soggetti da risarcire, oltre ai familiari delle vittime, le istituzioni locali ed i sindacati tradizionali, è stata riconosciuta  FlmUniti-Cub e Medicina Democratica.

Infine i giudici hanno inflitto pene accessorie quali l’interdizione dai pubblici uffici per i dirigenti e “la sanzione interdittiva della esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi pubblici per la durata di mesi 6”: un provvedimento che ha fatto scattare immediatamente la solidarietà dell’amministrazione di centro sinistra di Terni nei confronti … della Thyssen (“sentenza spropositata”; “le sanzioni, oltre a colpire l’azienda, rischiano di colpire soprattutto i lavoratori”).

Il Procuratore Guariniello ha messo in evidenza le 2 novità di questo processo: per la prima volta è stato proposto (e riconosciuto dal giudice) il capo di imputazione di omicidio volontario.

La conseguenza è stata che la condanna di imprenditori e dirigenti è reale, non virtuale: ora in tutte le aziende questi soggetti sanno che in caso di infortuni gravi corrono il  rischio di andare in galera per anni.

La seconda novità è stata l’assoluta mancanza di “riguardi” nei confronti dell’azienda e del sistema di connivenze che questa si è costruita negli anni. Le indagini hanno utilizzato i metodi usati contro la criminalità organizzata: perquisizioni, accesso ai files riservati dei computers.

Sono state così trovate le prove del dolo, le comunicazioni interne sulla decisione di risparmiare gli investimenti a scapito della sicurezza.
La Corte d’Assise ha infine, rinviato gli atti alla Procura avendo individuato altre responsabilità che hanno reso possibile gli omicidi della Thyssen:
il consulente dell’azienda che aveva redatto il Documento di Valutazione dei Rischi; 4 funzionari del Servizio di Prevenzione della ASL di Torino i quali, invece di far rispettare le leggi sulla sicurezza, avvisavano l’azienda prima dei loro sopralluoghi.

La CUB ha ritenuto già dal 6 dicembre 2007 che la strage della Thyssen costituisse un caso da manuale che dimostra come in un’azienda capitalista si antepone il profitto alla salute e alla vita umana; lo svolgimento del processo ha fatto emergere un contesto ampio di responsabilità e nello stesso tempo, in controtendenza, la possibilità di risarcire i danni subiti dai lavoratori e di individuare gli strumenti per prevenire altre stragi e omicidi.

In questa opera di ricostruzione delle condizioni di lavoro in fabbrica e di richiesta di applicazione rigorosa delle norme e delle sanzioni, è stato importante il ruolo della FLMUniti-Cub e di Medicina Democratica.
Adesso il rigore e la tenacia dovranno essere trasferite al lavoro quotidiano nei luoghi di lavoro affinché abbiano fine gli infortuni e le malattie professionali.

Il responsabile sicurezza e ambiente di lavoro Cub
Pierluigi Sostaro
Milano, 19 aprile 2011                                                                               

Scheda dal Codice Penale Art. 437.
Rimozione od omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro.

Chiunque omette di collocare impianti, apparecchi o segnali destinati a prevenire disastri o infortuni sul lavoro, ovvero li rimuove o li danneggia, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni.Se dal fatto deriva un disastro o un infortunio, la pena è della reclusione da tre a dieci anni.

Consiglio comunale di Terni, gli atti presentati sulla vicenda Thyssen Krupp

18.04.2011 - ore 18:57 - (Direzione Generale/Uff. Stampa) - Tra gli atti presentati in consiglio comunale stasera sul tema della sentenza di Torino sulla Thyssen Krupp, l’interrogazione di Valdimiro Orsini (Pd) che chiede al sindaco e alla giunta “di conoscere le iniziative che l’amministrazione comunale intende intraprendere per tenere aperto un dialogo continuo con i vertici aziendali della Thyssen Krupp, al fine di esprimere la vicinanza dell’intera città per una sentenza spropositata, soprattutto per le pene accessorie inflitte all’azienda”.

18.04.2011 - ore 17:37 - Il sindaco Leopoldo Di Girolamo è intervenuto in consiglio comunale: “In primo piano sempre la tutela dei lavoratori”
La seconda parte, quella relativa alle sanzioni accessorie va  valutata con attenzione. "Per il nostro territorio questa seconda parte della sentenza, che per altri può essere meno importante, diventa invece fondamentale".
“Perché occorre tenere in considerazione il fatto che le sanzioni, oltre a colpire l’azienda, rischiano di colpire soprattutto il suo cuore, ovvero i lavoratori.
Per questo ci stiamo interrogando su che cosa significhi la sospensione delle agevolazioni e dei sussidi pubblici per sei mesi. Se questo comporti conseguenze sull’accesso agli ammortizzatori sociali e alle agevolazioni sull’energia”. Su questi temi – ha detto il sindaco – abbiamo iniziato a confrontarci con l’azienda, preoccupandoci, naturalmente delle ricadute sul territorio”.


Confederazione Unitaria di Base