Venezia e Roma hanno abbandonato i dibattuti dispositivi di sicurezza. In attesa che ad ottobre si concluda anche l'esperimento di Palermo e che il Ministero degli interni e il CISA prendano una decisione definitiva Share130
Piccoli intoppi sul programma del Ministero del Lavoro per la soluzione definitiva al problema del terrorismo sui voli in partenza dall'Italia: il programma di sperimentazione dei body scanner, cui hanno aderito gli aeroporti di Venezia, Roma Fiumicino, Milano Malpensa e Palermo, e per cui sono già stati stanziati 2 milioni di euro, sembra dare prime risposte se non del tutto negative, quantomeno contraddittorie.

 

L'uso del body scanner, infatti, avviato allo scalo di Venezia da marzo, è stato già sospeso su decisione della direzione ENAC (l'Ente Nazionale per l'Aviazione Civile) che ha così voluto manifestare il proprio dissenso nei confronti di uno strumento che non stava dando i frutti sperati.

Due gli apparecchi utilizzati al Marco Polo: uno mobile (costato 38mila euro) e uno fisso (costato 60mila euro) montato ai controlli per i voli verso gli Stati Uniti. Secondo gli addetti il problema di questi strumenti è la resa dell'immagine del passeggero controllato, non sufficientemente netta per permettere un alto livello di vigilanza. Per settembre si attende ora una loro modifica, quantomeno a livello software, per proseguire la sperimentazione. 10/8/2010

Body scanner, l'archivio delle vergogne
Nonostante le ripetute rassicurazioni del contrario, gli scanner millimetrali sono stati usati per realizzare un consistente archivio di foto integrali dei passeggeri in transito

Gli scanner full-body invadono la privacy dei passeggeri e permettono alle autorità (statunitensi) di realizzare l'ennesimo archivio di informazioni personali a rischio di incostituzionalità. Il pericolo era già stato ampiamente denunciato in passato, e ora arriva la conferma dello U.S. Marshals Service: gli scanner agli aeroporti registrano le immagini dei passeggeri, e la Transportation Security Administration (TSA) le spedisce in giro conservandone decine di migliaia "a fini di test".

Eppure la TSA aveva garantito sull'incapacità degli scanner "total-body" di "registrare, esportare o stampare" le immagini fotografiche raccolte dalla scansione dei passeggeri, funzionalità disabilitate prima del trasferimento delle macchine per la scansione ai checkpoint aeroportuali.

E invece l'avvocato del Marshals Service William Bordley ha scoperto che su una macchina ospitata nel palazzo di giustizia federale della Florida sono state immagazzinate oltre 35mila fotografie, mentre in un caso uno scanner è stato testato a Washington D.C. ma è stato poi rispedito indietro al produttore con tutto il database di foto raccolte nel mentre.
Stando alle indagini del Marshals Service la TSA ha insomma mentito su tutta la linea, gli scanner full-body sono incostituzionali - andando contro il quarto emendamento della Costituzione americana sulle perquisizioni irragionevoli - e passare attraverso i checkpoint di uno dei tanti aeroporti statunitensi e non che impiegano la tecnologia equivale a consegnare le proprie vergogne alla totale disponibilità di polizie e governi.

E in Italia? Il governo è al momento impegnato nelle fasi finali della sperimentazione dei body scanner negli aeroporti, e il Ministro dell'Interno Roberto Maroni si dice pronto a installarli anche nelle stazioni ferroviarie. L'Europa frena ma l'Italia è pronta.

5/8/2010   Alfonso Maruccia