DECRETO DIGNITA’:

E’ SICURAMENTE UN’INVERSIONE DI TENDENZA,

MA CI VUOLE BEN ALTRO PER PARLARE

DI DIGNITA’ DEI LAVORATORI!

CONTRATTI A TERMINE: viene ridotta la durata massima dei contratti da 36 a 24 mesi e per i contratti oltre i 12 mesi viene reintrodotta la necessità della causale. L’inadeguatezza di questa misura è evidente. Che i contratti durino 36 o 24 mesi non fa una grande differenza, mentre la reintroduzione della causale appare più un provvedimento di facciata che di sostanza. Infatti se si vogliono introdurre le causali si dovevano fare per tutti i contratti a termine e non solo per quelli oltre al 12° mese, altrimenti si incrementerà la precarietà visto che i datori di lavoro, passati i 12 mesi, preferiranno assumere un nuovo addetto piuttosto che dover dare una giustificazione della proroga al lavoratore in scadenza con il rischio che un giudice poi la possa dichiarare infondata disponendo così la stabilizzazione del rapporto di lavoro. E' poi grave che non sia prevista la conversione del contratto a termine in contratto a tempo indeterminato nel caso che il numero dei contratti a termine risulti superiore al limite del 20% lasciando senza conseguenze per il lavoratore la violazione di questa percentuale.

CONTRATTI DI SOMMINISTRAZIONE: L’equiparazione di detti contratti ai contratti a termine è molto parziale visto che restano ancora esclusi dal conteggio del 20% di cui si è appena detto. Se si volevano parificare i contratti a termine con i contratti in somministrazione lo si doveva fare sulle percentuali massime di utilizzo, ponendo la sanzione della conversione del contratto in caso di superamento di quel limite.

INDENNITA’ IN CASO DI LICENZIAMENTO INGIUSTIFICATO: l’aggravio della spesa per i padroni è irrilevante. Mentre l’aumento del minimo è molto relativo (2 mesi in più) contenuto solo per i primi due anni, l'aumento del massimo da 24 a 36 mesi è del tutto teorico perché l'incremento della sanzione ( 2 mesi per anno anche dal 13° anno fino al 18°) inizierà a realizzarsi solo quando i lavoratori assunti con le regole del job act, avranno una anzianità di lavoro sopra i 12 anni, quindi solo a partire dal 2025! Anche qui, però, si elude il problema, che non è quello di aumentare l’indennizzo ma quello di ripristinare la reintegra al lavoro in caso di licenziamento ingiustificato.

Sicuramente, se confrontato con i provvedimenti degli ultimi governi, il testo di questo decreto legge e’ un passo avanti, molto timido, ma non si può certo parlare di un decreto positivo e di cambiamento radicale della situazione. Non vengono infatti cancellati i provvedimenti della Fornero e del Jobs Act, come non si affrontano i problemi dei soci di cooperative e delle normative che li penalizzano ancora di più degli altri lavoratori.

Ridicola e propagandistica appare la posizione di chi come Berlusconi grida contro questo decreto, al solo scopo di modificarlo in peggio e togliere qualsiasi minimo miglioramento per i lavoratori.

2018-07-09                                                                                         Cub Trasporti