GLI ORARI


Per tutti i lavoratori, quando si parla di orari di lavoro, si sa quante ore si lavora al giorno ed alla settimana, si sa quando si inizia e quando si finisce il proprio turno. Tutti i lavoratori italiani, con un minimo di certezze, si possono organizzare la propria vita sapendo, sempre quando debbono lavorare.
A Malpensa è il contrario.
I lavoratori delle cooperative del cargo, dei parcheggi del catering o delle decine di coop che operano a Malpensa, non sanno quando iniziano il lavoro giorno dopo giorno, ed in quali giorni della settimana lavorano. Giornalmente vengono chiamati dal “caporale”, che un paio di ore prima con una telefona gli dice quando devono iniziare a lavorare. Una volta incominciato il lavoro, non sanno quando finiranno, se dopo 3-4-8 o 12 ore. Il giorno che non ricevono la telefonata, non lavorano. Così succede che se fanno i bravi, lavorano sempre, anche 230 ore al mese, altrimenti, se qualche volta chiedono un permesso o delle ferie per problemi familiari, per un po’ non vengono chiamati al lavoro e stanno a casa senza stipendio. Questi lavoratori nella quasi totalità Senegalesi, Marocchini, Pakistani o Sudamericani, sono completamente in balia dei “moderni caporali” con telefonino, che decidono quando e come lavorano e di conseguenza quanto guadagnano al mese. Se non fai il bravo e non dici sempre di si, stai a casa per settimane e non guadagni nulla.
Per i lavoratori delle società aeroportuali, la situazione è diversa. A secondo della società in cui operano, questi lavoratori sanno, più o meno anticipatamente i loro turni ed orari. Ma per questi i problemi sono altri. Con il nuovo contratto nazionale, firmato nel gennaio scorso, i sindacati confederali hanno accolte le richieste delle controparti, che Sea aveva già introdotte anticipatamente con un accordo aziendale, per alzare la percentuale dei part-time rispetto ai full-time da 35% al 45%.

A Malpensa, nelle società di Handling o di Catering, la metà dei lavoratori è assunta a 20 o 30 ore settimanale, e quindi con uno stipendio mensile che varia dalle 600 alle 900 euro. Con uno stipendio che non consente di vivere, questi lavoratori sono quindi alla continua ricerca di fare più ore, e di conseguenza sono in balia di capi e capetti vari, che spesso sono anche attivisti sindacali, che per fare ore suppletive, straordinarie o giornate di lavoro in giorni di riposo settimanale, in cambio chiedono l’iscrizione al loro sindacato. A questa situazione, per Sea, si è poi aggiunta la cassa integrazione. La cassa volontaria, viene gestita in modo clientelare favorendo amici e sindacalisti vari, la cassa settimanale invece spesso e gestita in modo repressivo colpendo quelli che danno fastidio. 
Con la firma dell’ultimo accordo sulla mensa Sea, i ricatti vengono ulteriormente aumentati. Infatti per i lavoratori che fanno l’orario continuato, non andando a mangiare hanno la possibilità di andare a casa prima. Ma questa possibilità non viene regolarizzata con delle precise norme esigibili per tutti, lo potrà fare solo chi sarà autorizzato dal suo superiore.
In Sea a fronte della concessione della cassa integrazione, abbiamo centinaia di lavoratori che fanno ore suppletive o straordinarie e mancati riposi, per poter “arrotondare” il misero stipendio. Abbiamo la direzione che in modo arbitrario e senza nessuna comunicazione ha trasformato d’ufficio le giornate di ferie in giorni di cassa.

I ricatti a questi lavoratori sono quindi più sottili ed affinati, rispetto alla situazione delle cooperative, con tutte le altre organizzazioni sindacali che anziché affrontare questo problema, hanno accettato le richieste delle controparti, per poi far finta di raccogliere firme per una vertenza per la trasformazione dell’orario da part-time a full-time.
Su questo terreno, appare fondamentale per una organizzazione sindacale come la nostra, affrontare questo problema, e far diventare l’orario di lavoro esigibile per ogni lavoratore e che consenta un salario dignitoso per poter vivere.