La democrazia negata

In Italia, si vota per i consigli rionali, per quelli comunali, per i provinciali e regionali, si vota per la Camera e per il Senato e per il parlamento Europeo. Per telefono si vota sul festival, su miss Italia, sul grande fratello e sull’isola dei famosi.
Paradossalmente, in modo più o meno democratico si vota in continuazione, ma i lavoratori Italiani non possono decidere su nulla di quello che avviene sul lavoro.
A Malpensa questa situazione è se possibile ancora più grave.

NON SI VOTANO I RAPPRESENTANTI DEI LAVORATORI.
Quando noi nel 2007, abbiamo indetto le elezioni dei delegati in Sea, era da oltre 10 anni che non si votavano, sia le RSU (rappresentati sindacali unitari) che le RLS (rappresentanti lavoratori sicurezza). E così è successo in Aviapartner, all’Hupac e in Air Pulman. Sempre la stessa scena, noi indiciamo le elezioni, le direzioni aziendali e tutti i sindacati presenti, fanno finta di niente, noi procediamo anche legalmente, e dopo l’ordine del Giudice, finalmente i lavoratori votano i propri rappresentanti. È superfluo ricordare, che quando noi attiviamo la procedura dell’elezione delle RSU, si richiede l’applicazione di un accordo firmato dalle associazioni padronali e dai sindacati confederali, che loro stessi non vogliono applicare, ma soprattutto quell’accordo fortemente antidemocratico, prevede la quota riservata ai confederali del 33% di delegati.
Nella quasi totalità di Malpensa, i rappresentanti dei lavoratori vengono nominati dalle segreterie territoriali dei sindacati, compresi, purtroppo anche i sindacati autonomi e cosiddetti di base.

NON SI VOTANO GLI ACCORDI
Nel luglio del 2003, i lavoratori Sea, chiamati al voto con referendum su un accordo aziendale, bocciarono sonoramente i vertici confederali. Dopo le dichiarazioni a caldo, dei vertici di cgil-cisl-uil, di annullamento di detto accordo, nulla è stato fatto e l’accordo fu applicato da Sea e segreterie sindacali.
La vera novità fu che da quel giorno nessun referendum fu più fatto. Da sempre a Malpensa, si firmano accordi a ripetizione, non vengono neppure convocate le assemblee retribuite di tutti i lavoratori per votare, ed in parecchi casi, neppure si informano i lavoratori. Ricordiamo, che lo statuto dei lavoratori prevede la possibilità di indire 10 ore all’anno per assemblee retribuite di tutti i lavoratori, quasi nella totalità non usate e regalate alle controparti.

97 MILA ORE DI PERMESSI SINDACALI RETRIBUITI
Solo in Sea, i permessi sindacali ammontano a 97 mila ore all’anno. Decine sono i dipendenti di Sea che non lavorano più, e fanno i funzionari sindacali. Alcuni non mettono più piede in Sea da anni. Se a questi si aggiungono i permessi per i caf e gli attivisti sindacali in cassa integrazione, e la disposizione di locali, telefoni, computer, fax., si ottiene una struttura sindacale interamente pagata da Sea. Senza contare i permessi delle altre società di Malpensa.

UNA STRUTTURA DI AUTORIPRODUZIONE
Rappresentanti dei lavoratori eletti da loro stessi, che non lavorano più da anni, con una struttura interamente finanziata dalle controparti, come possono opporsi alle scelte di Sea?  Sindacati che per esistere debbono essere sostenuti da Sea, come possono essere autonomi?

ROMPERE QUESTO MODELLO SINDACALE
Lottare contro queste scelte antidemocratiche, obbligando tutti al voto dei lavoratori per eleggere i delegati e per la validità degli accordi, è prioritario per la nostra organizzazione. Ma questo non può bastare, noi pensiamo che una organizzazione sindacale per essere realmente autonoma, debba abbandonare questo modello classico di organizzazione sindacale. Debba essere basata interamente sul finanziamento dei propri iscritti
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