8 marzo sciopero delle donne in più di 30 Paesi del mondo!

se non valgo non produco!

interrompiamo ogni attività produttiva e riproduttiva (lavoro di cura, lavoro domestico, bella presenza, pazienza e sopportazione…)

L’Italia è il fanalino di coda dell’uguaglianza di genere sul lavoro: nella graduatoria mondiale (G.G.G.R. 2016, riferito a 144 paesi)  è al 127° posto per disuguaglianza salariale. Le lavoratrici guadagnano in media il 30% in meno dei colleghi maschi, perché il nostro tempo è assorbito da un doppio lavoro che gli uomini in gran parte non condividono.

Nel nostro paese “6,8 milioni di donne hanno subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale” (Istat, 2014).

La violenza psicologica che tutte viviamo in casa e sul posto di lavoro non ha bisogno di statistiche per essere provata, perché la conosciamo bene.

Il lavoro precario, esploso con il job act (art.18, contratti a “tutele crescenti”, voucher, stages gratuiti, apprendistato dequalificato, contratto a tempo determinato senza causale) rende ancora più drammatica l’assenza di servizi ed altre forme di reddito di conciliazione tra lavoro produttivo e lavoro di cura. Le politiche istituzionali sui tempi delle donne hanno dimostrato tutta la loro falsità: specchietti per le allodole. Hanno reso più flessibile il lavoro di tutti e sempre più gli uomini occupano posizioni di lavoro servili che un tempo erano nostra prerogativa: la ‘disponibilità totale’ ci ha parificato agli uomini.

Cambiare il rapporto tra i generi e lottare contro ogni forma di violenza può cambiare il mondo. La violenza maschile contro le donne si combatte con una trasformazione radicale della società, del lavoro e dei rapporti che viviamo ogni giorno.

Lottiamo per

  • superamento della precarietà nel lavoro (nuove leggi sul lavoro)
  • diritto alla conciliazione tra lavoro di cura e lavoro produttivo garantito dai contratti
  • salario uguale a quello degli uomini e salario minimo europeo
  • servizi di cura riconosciuti a tutte le lavoratrici e i lavoratori
  • reddito di autodeterminazione: un reddito garantito che permetta alle donne che hanno subito violenza di uscire dalla precarietà
  • riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario
  • indennità di maternità per tutte le donne, anche non occupate
  • diritto alla genitorialità (legge sulla paternità obbligatoria)
  • lotta alla legge Fornero che ha penalizzato soprattutto le pensioni delle donne.

Lottiamo anche per le battaglie di civiltà più generali, quali il diritto all’aborto sicuro e gratuito, per il diritto di asilo, per lo ius soli e contro ogni frontiera. Difendiamo attivamente i Centri antiviolenza gestiti dalle donne che vogliono trasformare in centri assistenziali. Appoggiamo la richiesta di introdurre nelle scuole un’educazione alla differenza, alla responsabilità ed al rispetto.

La CUB Trasporti ha aderito allo sciopero generale, aderendo all’appello di “NON UNA DI MENO”.

Aderisci anche tu!