Il Consiglio regionale - costato in tutto 8 mila euro e che ha visto la partecipazione di 68 consiglieri su ottanta - si è riunito al Museo Volandia di Malpensa.
I gruppi consiliari si sono presentati con tre diversi ordini del giorno da votare. Ma al momento della votazione finale – dopo quattro ore di dibattito – ecco la decisione approvata da tutti i capigruppo e votata dal Consiglio: ritirare gli ordini del giorno e inviare tutta la documentazione prodotta alla Commissione.
All’assessore alle Infrastrutture Raffaele Cattaneo è toccato il compito di tracciare le tappe previste nei prossimi mesi:
entro Expo2015 il quarto binario fino a Parabiago e successivamente il terzo con Gallarate; da settembre il collegamento FrecciaRossa diretto da Roma e Bologna; da dicembre quattro collegamenti all’ora da Milano, due dalla stazione Cadorna e due dalla Centrale; da settembre il collegamento Bellinzona-Malpensa.
Cattaneo ha poi aggiunto, «nella manovra del governo è previsto il pagamento di un euro per ogni passeggero aeroportuale che transita da Roma. È necessario presentare un emendamento alla manovra per chiedere di far pagare un euro anche ai passeggeri che transitano per Malpensa . Quei soldi dovrebbero poi essere ripartiti fra i comuni interessati dall’aeroporto».
Un’ipotesi che non spiace ai comuni che fanno parte del Consorzio Urbanistico Volontario Malpensa (CUV - Arsago Seprio, Cardano al Campo, Casorate Sempione, Ferno, Golasecca, Lonate Pozzolo, Samarate, Somma Lombardo e Vizzola Ticino) presenti alla seduta.
Si è deciso anche l’istituzione di un tavolo di confronto permanente fra Sea e i sindaci e di uno fra Regione e i sindaci per discutere del Piano d’area. La volontà è di coinvolgere i comuni del sedime aeroportuale e quelli dell’aera milanese interessati su un confronto che certamente toccherà anche il tema della terza pista.
Della situazione lavorativa, nessuna traccia. Quasi che Malpensa funziona da solo con l’apporto di Consiglieri Regionali e Sindaci della zona. A Malpensa:
• Centinaia di lavoratori, lavorano con parte delle ore pagate in nero.
• Migliaia subiscono la cassa integrazione, che per alcuni non è neppure anticipata dalle aziende.
• La stragrande maggioranza dei lavoratori è ad orario ridotto, e quindi con un salario inferiore a mille euro al mese.
• Centinaia non hanno turni di lavoro ed orari definiti, ma debbono aspettare tutti i giorni la telefonata del “caporale” che li convoca al lavoro.
• Nonostante le numerose cause legali che hanno sancito l’uso distorto del lavoro precario, ancor oggi centinaia di lavoratori hanno un lavoro precario.
• Non esistono regole sociali certe ed esigibili che garantiscono a tutti i lavoratori lo stesso trattamento sulla conservazione del posto di lavoro e del salario.
• In occasione della crisi per la nube prodotta dal vulcano Islandese, centinaia di lavoratori hanno subito una decurtazione economica.

 

30/6/2010
Cub trasporti