PIANO ALITALIA:

ALTRI SOLDI PUBBLICI PER GLI “AZIONISTI” E

ALTRI SACRIFICI PER I LAVORATORI

Sembra una maledizione ma anche l’Alitalia italo-emiratina non sembra riuscire a mettere i conti in ordine e ad assicurare i profitti sperati agli azionisti.

Ed allora, anche a fronte del rifiuto delle banche (Intesa e Unicredit), presenti nella compagine azionaria di Cai, che attraverso Midco continua a controllare in 51% di Alitalia Sai,  di investire altri soldi sul rilancio della nuova Alitalia Sai, il board della ex-Comagnia di Bandiera, , prepara un piano di risparmi e di tagli draconiani, indipendentemente dall’ingresso di nuovi soci.

Il silenzio che incombe sulla situazione è paradossale. Eppure i lavori per la preparazione del nuovo Piano AZ sono in stato avanzatissimo: fervono i contatti informali con gran parte delle sigle firmatarie e tra il top-management ed il Governo.

Le voci che si rincorrono non hanno ancora il “bollino” dell’ufficialità che apporrà il prossimo CdA AZ ma non lasciano molti dubbi sulla direzione in cui si andrà con ogni probabilità: esternalizzazioni, ridimensionamento degli organici, tagli salariali e peggioramenti normativi.

D’altra parte il nanismo industriale di Alitalia è rimasto tale e quale a quello che ha affogato Cai e, a parte gli interventi sull’immagine AZ, la “sostanza” della nuovissima Alitalia non è cambiata, confermando un network concentrato sui voli di corto-medio raggio, ove è massima la concorrenza delle low-cost.

A parte le risibili richieste indirizzate al Governo in ordine agli investimenti promessi e mai concretizzatisi di 20 mln l’anno per favorire la commercializzazione del Bel Paese, nonché in merito alla poco probabile apertura dell’aeroporto di Linate per le tratte extra-europee, pare sia stato messo in cantiere un nuovo ricorso agli ammortizzatori sociali, oltre ai tagli che non troveranno difficoltà ad essere avallati dai soliti sindacalisti.

Salvo un ulteriore aggravarsi della situazione, sembra che anche stavolta ci si stia indirizzando verso l’utilizzo dei contratti di solidarietà: il solito bancomat per scaricare sulla collettività i costi della ristrutturazione e sulle spalle dei lavoratori ulteriori sacrifici.

Tale ipotesi è già sponsorizzata tra i lavoratori da molti rappresentanti delle altre sigle sindacali che fingono di aver dimenticato cosa è successo in Cai: nonostante non ci fossero esuberi nel 2013 venne sottoscritta da tutte le altre sigle sindacali, ad eccezione della Cub Trasporti, l’applicazione di una cigs a rotazione (..alla faccia ammortizzatore “conservativo”!)  per un taglio equivalente a circa 2000 posti di lavoro ma, all’arrivo di Etihad, i nuovi “investitori” pretesero di trasformarli in veri e propri licenziamenti approfittando della certificazione degli esuberi sottoscritta dalle solite proditorie sigle sindacali.

Altro che soporifere rassicurazioni: i contratti di solidarietà sono un altro espediente con cui scaricare i sacrifici sui lavoratori e ipotecando il loro futuro ed esponendo la categorie a successivi espulsioni.

Nel frattempo trovano conferme le indiscrezioni in merito alle esternalizzazioni, a partire dal settore informatico ma anche riguardo ad altri settori di staff e, forse, delle manutenzioni.

Per non parlare dei tagli salariali: la scadenza del CCNL sembra divenuta una ghiotta occasione per Alitalia Sai che ne vuole approfittare sia nel comparto di volo che a terra.

La Cub Trasporti ha concluso il 28.10.2016 le procedure di raffreddamento per l’indizione di un primo sciopero che proclameremo al più presto. In sede di confronto presso il Ministero del Lavoro la delegazione aziendale si è trincerata, di fatto, dietro un laconico “no comment” sia in merito agli impatti sulla categoria del nuovo Piano, sia in merito alla ricollocazione del personale licenziato nel 2014, sia in ordine al rientro in servizio dei lavoratori reintegrati dal Tribunale, sia al rispetto ai colleghi disabili e appartenenti alle altre categorie protette. Un riserbo tutt’altro che tranquillizzante.

E’ ora che la categoria batta un colpo ed eviti di subire, nel silenzio-assenso dei sindacati, un altro taglio che inevitabilmente innescherà una corsa al peggioramento delle condizioni per tutti i lavoratori del comparto aereo-aeroportuale.

Roma 3.11.2016 CUB TRASPORTI