Il sistematico ridimensionamento di Alitalia: una scelta dei Governi per garantire, in ossequio ai diktat europei, il passaggio di mano del controllo del ricco mercato del trasporto aereo italiano

Nel 2000 la De Palacio, allora Commissario Europeo ai trasporti, annunciò che in Europa solo 3 compagnie aeree avrebbero mantenuto lo status di vettori globali (Air France, Lufthansa e British) mentre le altre, Alitalia compresa, sarebbero state relegate a svolgere ruoli “ancillari” alle compagnie di Bandiera di Bandiera dei Paesi di Serie A (…appunto Francia, Germania e Inghilterra!).

Da allora, governo-dopo-governo, si sono susseguiti interventi, piani e politiche che hanno sistematicamente “tagliato le ali” a quella che, fino al 2008, è stata la Compagnia di Bandiera italiana.

Anche la privatizzazione, con il suo carico di licenziamenti e di drastici tagli, ha determinato un ulteriore e drammatico ridimensionamento di Alitalia.

Il diktat europeo, dunque, è stato finora subito dall’Italia con l’avallo di tutti i partiti che nel tempo si sono avvicendati alla guida del Paese: nessun Governo negli ultimi 15-20 anni ha tentato di rimettere in discussione il passaggio di mani del controllo del trasporto aereo italiano, un asset industriale strategico, peraltro funzionale anche allo sviluppo del turismo (…poco altro è rimasto in Italia!).

E’ falso il dualismo “cordata italiana” – Air France! Le due opzioni non sono mai state alternative l’una all’altra. In realtà, il Piano di dismissioni di Alitalia è stato l’obiettivo dei 2 principali schieramenti politici italiani. Le eventuali differenze, oggi come nel 2004 e nel 2008, riguardano solo la tempistica della liquidazione. Basti ricordare che mentre zio-Letta al governo (centro-destra) sosteneva l’intervento “salvifico dei patrioti”, nipote-Letta, allora all’opposizione (…oggi al Governo!), si dichiarava favorevole alla privatizzazione di Alitalia, vedendo di buon grado il ridimensionamento della compagnia stessa a “vettore nazionale”: due schieramenti per un’unica ricetta!

E’ ora di Fermarli!

E’ ora di rimettere al centro della discussione gli interessi dei lavoratori e del Paese.

Che la privatizzazione non sarebbe stata la cura la Cub lo ha sostenuto da sempre. Oggi la storia lo ha dimostrato! Altro che firme-e-firmette con cui le altre 9 sigle hanno condannato la categoria.

E’ necessario determinare le condizioni affinché Alitalia possa tornare ad esercitare un ruolo centrale nel mercato del Trasporto Aereo europeo e mondiale.

Questo è il nodo! E’ possibile favorire lo sviluppo di una alleanza commerciale con Air France-KLM senza che siano scaricati i costi delle sinergie industriali e i conseguenti impatti sociali sui lavoratori italiani e sul nostro Paese.

E’ inaccettabile che l’Alitalia e l’Italia siano condannate a recitare, l’una il ruolo di ancella dei cieli e l’altra di cenerentola dell’Europa.

 

La Cub Trasporti ritiene che la nazionalizzazione di Alitalia è, oggi più che mai, l’unica soluzione percorribile

per evitare un “nuovo” fallimento (…la svendita in “concordato preventivo” non sembra una ipotesi remota…!) o, comunque, la liquidazione di quanto resta della ex-Compagnia di Bandiera.

Le schermaglie nell’utimo CdA-AZ e la esigua ricapitalizzazione prevista non riescono a nascondere le reali volontà di svendita dei “patrioti italiani”.